Vittorini: la cantina rock di Nico Speranza

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“But it was just a laugh, just a laugh, just a laugh, just a laugh even at this angle” Radiohead

Dopo strade tortuose e infinite arriviamo ad un vecchio casale; scendiamo dall’auto colpite dal latrato di un bellissimo cagnone sul terrazzo,  e subito dopo ci appare Nico col suo simpatico piglio. Entriamo nella sua cantina sui generis: caotica, vissuta e soprattutto piena. Appena arrivate ci fa accomodare su un tavolo in legno e si siede anche lui col fare di un vecchio amico. Ci fa capire subito che più che una visita sarà un’ottima chiacchierata, anche perché come ci dice ‘qui non c’ è molto da vedere’. È vero, non c’è molto da vedere ma molto da conoscere e da vivere, molto da assorbire perché la sua cantina e la sua personalità sono inebrianti, carismatiche entrano per osmosi e lasciano il segno. Mi cattura la visione di una vecchia radio e dei cd di Radiohead, Marlene Kuntz ben ordinati sopra ad essa. Ci parla del suo lavoro, fatto anche di difetti,  della sua visione alternativa e dei suoi vini che definisce ‘non omologati’. Ci dice che sono naturali ma beverini e non troppo ‘fangosi’ come ne reputa alcuni. Ascoltiamo la musica, chiacchieriamo e sorseggiamo diverse annate del suo bianco che ci arricchiscono il palato di sensazioni uniche e che ci invogliano a bere. Dopo mille parole, risate e confidenze ci invita a pranzare con lui e alcuni suoi amici. Gli chiedo se ancora ha alcune delle sue annate più vecchie, famose per la bontà e lui con grande disinvoltura decide di prenderne una per aprirla poi insieme al ristorante (il 2010, dolce e corposo). Ce ne andiamo in debito non solo di un pranzo, ma di un mare di sensazioni positive, ebbre sia del buon vino che della sua persona alternativa e speciale.

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Non solo Vernaccia – Una visita a Podere sul Lago

Siamo a Serrapetrona, il paese della Vernaccia.  La neve è caduta copiosa qualche giorno fa e anche se ora sembra solo un ricordo, il cielo minaccia di riproporla al più presto . Sandro ci accoglie sul portico della sua cantina con un sorriso leggero e gli occhi che scrutano alla valle sottostante, dimora dei suoi vigneti. Entriamo infreddolite ma rinfrancate dalla sua disponibilità. Ci fa vedere subito i silos e ci spiega la sua produzione. Assaggiamo il Torcular direttamente dall’acciaio e ne sentiamo l’asprezza e il profumo. Mentre camminiamo per andare verso le barrique ci avvolge l’odore intenso delle Vernacce ferme ad appassire, ce ne fa assaggiare una e ci esplode in bocca la dolcezza pungente e inconfondibile di quegli acini, che sono la fortuna ed il prestigio di questo paese. Sandro ci accompagna all’assaggio del Lacus, direttamente dalla botte, nonostante il freddo percepiamo  gli intensi profumi e sapori di questo vino speziato e asciutto. Dopo una bella chiacchierata e una visita approfondita,  ce ne andiamo con un regalo, anzi due: una bottiglia del suo torcular e la sensazione della sua grande umanità e gentilezza.

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“Il primo amore non si scorda mai” _ Sant’isidoro – MPC

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„La prua della barca taglia in due il mare | ma il mare si riunisce e rimane sempre uguale.“ Lucio Dalla

Non sono scrittrice né sommelier, ma grande amante di scrittura e vino. Il mio primo ‘vero’  vino bevuto è un rosato (solo nel nome) con una personalità potente, che si lascia amare e che si sa far riconoscere: Sant’isidoro. Lo chiamo ‘il primo amore’ perché è stato il vino che mi ha fatto ricordare la nostra terra, che mi ha fatto sentire che dietro ad essa esistono persone che ci mettono anima e cuore, che ci credono e che investono fatica e sudore ogni giorno.  Dietro a questo rosato c’è una donna dai grandi sorrisi e dalla pelle arsa, una donna che oltre alle porte della sua cantina ti apre volentieri anche la sua anima, senza riserva. In questo pezzo di terra vicino al mare è facile rimanere stupiti dalla semplicità, dall’eleganza e dalla dedizione di chi ci ha piantato le radici distillando da esse un’eccellenza.  I vini escono come surrogato di raffinatezza e realtà contadina, senza paura di mostrarsi per ciò che sono, senza chiedere aiuti diversi da ciò che la terra può dare. E per non farsi dimenticare basta  prendere da loro un sorso, per ritornare a quel luogo , lasciarci il cuore e infine sorridere.

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